Un Altra Sicilia è Possibile

Spazio alla Sicilia che cambia.Quella di Pio La Torre, Peppino Impastato, Giovanni Falcone,Paolo Borsellino. Grandi uomini che hanno pagato con la vita l'amore per questa terra. La Sicilia che combatte la mafia,quella che crede che un'altra Sicilia è possibile.

giovedì, 10 novembre 2005

Appello per Rita Borsellino Presidente

Appello per Rita Borsellino Presidente

Per aderire inviare una mail a
ritapresidente@libero.it

 Siamo donne e uomini convinti che anche in Sicilia sia possibile costruire un orizzonte nuovo, produrre un reale e profondo cambiamento, dare vita a un percorso alternativo che aiuti la nostra isola ad uscire dal forte degrado etico, culturale, economico, sociale, dove poteri e interessi forti l'hanno condotta negli ultimi anni.

Crediamo che la candidatura di Rita Borsellino, la sua storia personale, possano segnare davvero una svolta e contribuire a costruire fiducia nel futuro e speranza nella nostra terra.

Una candidatura in grado di costruire unità tra società politica e società civile.
Una candidatura fortemente credibile per la coerenza e la dignità che Rita ha dimostrato in questi anni, attraverso il suo impegno nella società, la sua capacità di interpretare e dare voce alle istanze collettive, di costruire insieme alle persone.

Primi firmatari:
Vincenzo Consolo
Leo Gullotta

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giovedì, 14 luglio 2005
SICILIA: ARS APPROVA SOSPENSIONE PIANO RIFIUTI SINO AL 30 SETTEMBRE

(AGE) PALERMO - L'Assemblea regionale sicliana ha approvato all'unanimita', nella seduta odierna, un ordine del giorno firmato dai capigruppo che impegna il Governo della regione a ''sospendere le attivita' conseguenziali al piano di gestione dei rifiuti fino al 30 settembre 2005, data entro la quale la competente commissione parlamentare, integrata dal presidente della regione, commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, o da un suo delegato, avvalendosi di tecnici del settore, approfondira' le problematiche sollevate nel corso del dibattito parlamentare''; e ''a definire tempi e modalita' certe per l'incremento del metodo della raccolta differenziata dei rifiuti in Sicilia''. Sulla base degli impegni assunti in questo senso dal presidente della regione Cuffaro, che ha dichiarato di ''essere pronto ad approfondire e a rivedere il progetto del governo che prevede l'installazione dei termovalorizzatori per fronteggiare l'emergenza rifiuti'', le opposizioni di centrosinistra, su invito dello stesso presidente Cuffaro, hanno ritirato la loro mozione contraria al progetto del governo in generale e all'installazione degli inceneritori in particolare. A conclusione del dibattito, il presidente dell'Assemblea regionale Lo Porto ha aggiornato i lavori a martedi' 19 luglio alle ore 17.30, dove si discutera' sul ddl di riforma del turismo e ddl sul doppio prezzo lira-euro. (AGE) NUN

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Il leader della Cgil in Sicilia: "Rapporti tra Cuffaro e la mafia"

Da Centomovimenti.it

"Abbiamo denunciato con determinazione e senza cedimenti la nascita e il rafforzamento del <sistema Cuffaro>, impregnato di populismo, intrecci tra politica, affari e rapporti con Cosa nostra. C'è bisogno di un rilancio per un nuovo modello di sviluppo e la valorizzazione del mondo dipendente". Questo uno dei principali passaggi del discorso con il quale ieri si è congedato dalla carica di segretario generale della Cgil siciliana Carmelo Diliberto.
Dichiarazioni che hanno provocato la dura reazione da parte del Governatore siciliano, che ha definito 'farneticanti' le sue parole.

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martedì, 12 luglio 2005
PONTE SULLO STRETTO/ PECORARO: LUNARDI NON HA GARANTITO LAVORI

PONTE SULLO STRETTO/ PECORARO: LUNARDI NON HA GARANTITO LAVORI
11/07/2005

"Presa in giro per gli italiani incolonnati ogni giorno"

Roma, 11 lug. (Apcom) - Gli italiani "sono stanchi delle assurdità del ministro Lunardi". I continui annunci sul Ponte sullo Stretto sono "una presa in giro" verso gli italiani incolonnati sulle nostre strade. Lunardi non è stato in grado nemmeno di garantire il completamento dei cantieri avviati da anni". Cosi' il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.

"Il Ponte - ha aggiunto Pecoraro - non risolverà alcun problema di viabilità visto che si limiterà a far risparmiare pochi minuti nell'attraversata dello Stretto. A fronte di ciò, sarà un massacro ambientale ed economico. Per non parlare dei concreti rischi di infiltrazione mafiosa". L'aspetto più "incredibile" della vicenda rimane però il costo "stratosferico" dell'opera. "Invece di investire per migliorare la viabilità ordinaria che coinvolge tutti gli italiani, proponendo finalmente un piano serio di mobilità e i giusti investimenti anche per le ferrovie, questo governo - accusa Pecoraro - continua a propinare illusioni pericolose, redditizie per pochi e dannose per tutti".


copyright @ 2005 APCOM

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lunedì, 11 luglio 2005
Ponte sullo Stretto: rapporto dei Verdi


08/07/2005

E' stato trasmesso al commissario Ue Barrot (ANSA) - BRUXELLES, 8 LUG - I Verdi del Parlamento europeo hanno annunciato di aver trasmesso un rapporto relativo al Ponte sullo Stretto al commissario Ue Barrot. 'Era opportuno che il nuovo commissario Ue conoscesse piu' da vicino il progetto insostenibile del Ponte', ha detto Monica Frassoni, presidente del gruppo europarlamentare dei Verdi. 'Il progetto Ten - ha aggiunto Frassoni - sara' soggetto a una rigorosa vigilanza da parte della Commissione europea'.

copyright @ 2005 ANSA

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venerdì, 08 luglio 2005

Testo integrale dell’ intervento tenuto dal dottor Borsellino durante il dibattito organizzato dal cordinamento antimafia, CGIL Sicilia, nell’anniversario dell’assassinio di G. Montana, N. Cassarà e R. Antiochia, Palermo, 28 luglio 1986.


di Paolo Borsellino

 


Ancora una volta, purtroppo, nel pieno di una estate palermitana carica di tensioni, è doveroso ricordare, in coincidenza con la ricorrenza annuale, un’altra tragica estate tra le numerose che hanno visto consumarsi per mano mafiosa le vite di fedeli servitori dello stato ed insieme a loro distruggersi l’immenso patrimonio di conoscenze, di volontà, di coraggio ed abnegazione  di cui erano portatori. Cadevano un anno fa vittime della mafia Beppe Montana, Ninni Cassarà e l’agente  Antiochia, vittime altresì di pericolose altrui illusioni e gravi omissioni. E mi sia consentito spiegarmi partendo da due struggenti ricordi personali che li riguardano. Con Beppe Montana avevamo da qualche mese scoperto la nostra comune passione per il mare e nelle pause dei nostri frequenti incontri di lavoro non mancavamo di informarci scambievolmente sulle prestazioni delle nostre barchette di impiegati statali. In una di queste occasioni Montana mi confidò che le poche ore libere che avrebbe dovuto trascorrere spensieratamente sul mare, lontano dagli assillanti problemi di lavoro ed, in particolare, di ricerca dei latitanti (servizio che gli era affidato) le dedicava a procedere con la sua barca e col carburante pagato di tasca sua ad appostamenti ed avvistamenti, che altrimenti, per la scarsezza, se non per l’inesistenza, dei mezzi e degli uomini da impiegare all’uopo, non avrebbero potuto essere effettuati. E questo è stato il primo struggente pensiero che mi ha assalito allorché una sera, alla luce delle lampare e dei riflettori, ho visto il corpo martoriato di Beppe Montana disteso tra barche ed attrezzi marinari, in costume da bagno, sul litorale di Porticello. Mi aveva accompagnato Ninni Cassarà, con il quale anni di comune lavoro avevano cementato una affettuosa amicizia, consolidatasi specialmente durante una comune missione in Brasile nel novembre del 1984. In quella occasione avevo avuto più che mai modo di apprezzarne le straordinarie doti di umanità, che per altro ben conoscevo dapprima, e la purezza d’animo, quasi da fanciullo, che traspariva dalla espressione del suo viso, intelligente e pulito. Ebbene, questo Ninni Cassarà, sempre allegro ed ottimista come tutti i fanciulli puri di cuore, nel riaccompagnarmi a casa dopo il pietoso e doloroso ufficio della visita al cadavere di Montana, nel salutarmi in fretta per recarsi a riprendere il suo incessante lavoro investigativo, mi disse questa frase, che fu l’ultima che ascoltai da lui, poiché dopo qualche giorno mi toccava rivederlo nel lago del suo stesso sangue, proteso verso le scale di casa sua, quasi in un impossibile estremo e vano tentativo di riabbracciare i suoi cari. Mi disse, dunque, in quella occasione Ninni Cassarà: “Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano”. Qualche giorno più tardi la sua disperata profezia si sarebbe avverata su di lui. “Dei cadaveri che camminano”. Era la fine di una illusione che, in verità, nessuno di coloro che seriamente si occupano e si occupavano allora di faccende di mafia aveva mai nutrito. Ricordo gli sforzi costanti, successivi alle clamorose tappe del cosiddetto maxiprocesso (in particolare i mandati di cattura conseguenti alle rivelazioni di Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno) per smorzare i facili trionfalismi, per avvertire che la mafia non era sconfitta, che ancora lungo era il cammino da percorrere per contenere il fenomeno, che lunghi anni di vigili e penetranti indagini attendevano l’apparato investigativo e repressivo statuale, che non poteva concedersi sosta alcuna o allentamento di tensione senza rischiare di trovarsi dopo breve periodo nella stessa situazione di partenza, poiché le organizzazioni mafiose sono ancora in grado di ricostituire i loro organigrammi con la stessa velocità con la quale da parte delle organizzazioni statuali riesce a seguirsi l’evolversi delle vicende criminose ed infliggere seri colpi alla criminalità organizzata. L’illusione di aver sconfitto la criminalità mafiosa costò negli anni ‘70 un vuoto di indagini di un decennio, al termine del quale, non per scelta ma per necessità inderogabile, divenne indispensabile tentare di recuperare il tempo perduto con lo strumento del maxiprocesso, i cui denigratori farebbero bene a ricordare che “maxi” esso non sarebbe stato se non fosse stato necessario affrontare il problema di una organizzazione criminale di proporzioni gigantesche, cresciuta a dismisura tra l’indifferenza

!!pagebreak!! generale o l’assuefazione alle più efferate forme di violenza, esplose in una città dove ogni giorno dell’anno aveva il suo omicidio ed ogni settimana la sua “lupara bianca”, per trascurare le altre minori forme di criminalità. Coloro i quali avevano, superficialmente o forse anche in mala fede, salutato le iniziative giudiziarie a cavallo degli anni 1984 e 1985, non come l’inizio di una adeguata risposta statuale allo straripare incontrollato della violenza e della potenza di Cosa Nostra, bensì come una conclusiva risposta alla “emergenza mafiosa” avevano finito per alimentare una pericolosissima illusione, poiché da una siffatta erronea impostazione del problema discendeva  un inevitabile corollario, ai nostri giorni ormai chiaramente enunciato da certi manipolatori di opinioni: cessata l’emergenza (sono diminuiti gli omicidi, vengono catturati i latitanti ed il maxiprocesso procede regolarmente nelle sue tappe dibattimentali) è venuta meno la necessità di una straordinaria risposta dello Stato ed occorre ripiegare sulla “normalizzazione”. Noi rifiutiamo il concetto di “emergenza” nella lotta alla criminalità mafiosa e riteniamo pertanto senza significato valido i costanti richiami alla “normalizzazione”. La risposta dello Stato deve essere continua e costante nel rispetto doveroso delle garanzie del cittadino. Non sono consentiti allentamenti di impegno e di tensione, non perniciose illusioni di cessata pericolosità solo in presenza di un calo statistico degli episodi di violenza, per altro niente affatto scomparsi. All’inizio dell’estate 1985 non era difficile incontrare chi parlava di mafia sconfitta o di mafia che sarebbe stata definitivamente sconfitta sol che fosse stata assicurata la conclusione, ormai allora alle porte, della indagine istruttoria in corso (la sentenza - ordinanza, come è noto, venne depositata l’8 novembre 1985) e la celebrazione del relativo dibattimento. Con l’uccisione di Montana, Cassarà e Antiochia, Cosa Nostra dimostrò di avere ancora pressoché intatte tutte le sue capacità decisionali ed operative, se è vero che in tal modo palesò di essere in grado di adottare così terribili decisioni e tradurle in atto a mezzo di potentissimo gruppo di fuoco. E gli avvenimenti successivi ne danno conferma, anche con riferimento ai traffici di sostanze stupefacenti, in ordine ai quali basta accennare agli ingenti sequestri di eroina operati nel corso di quest’anno sulla tratta aerea Palermo-Roma-New York, sulla linea cioè di tradizionale sviluppo dei traffici internazionali di droga gestiti da Cosa Nostra che è impensabile siano in così breve tempo caduti in gestione di mani diverse, nonostante il coinvolgimento in tali indagini, in prevalenza, di soggetti insospettabili di estrazione non mafiosa: circostanza, anzi, che induce a ritenere intatte, se non addirittura accresciute, le capacità di reclutamento della organizzazione mafiosa. Ad un anno di distanza dalle stragi del luglio e agosto 1985 e nonostante gli indubbi successi conseguiti dalle forze dell’ordine con la cattura di numerosi latitanti, resta, pertanto, ancora pienamente valida la richiesta del massimo sforzo statuale per il massimo possibile potenziamento dell’apparato investigativo e repressivo. Perduranti omissioni in proposito si rivelerebbero grandemente perniciose. Ho parlato all’inizio di omissioni che resero più agevole il compito degli assassini di Cassarà, Montana e Antiochia. Omissione dei responsabili organi statuali centrali è stata certo quella che rese possibile l’identificazione della squadra mobile di Palermo, cronicamente carente di uomini e di mezzi sin dai tempi dell’assassinio di Boris Giuliano, nella persona di Ninni Cassarà, tanto da far concepire alle organizzazioni criminali il proposito, freddamente e barbaramente attuato, di azzerare di colpo con l’omicidio del funzionario e per diversi mesi a venire ogni seria capacità investigativa della polizia a Palermo, come del resto erasi già in modo identico verificato con l’omicidio del vice questore Giuliano nel 1979. Omissione dei responsabili organi statuari centrali è stata certo quella che costringeva Beppe Montana a ricercare pericolosissimi latitanti, avvalendosi di mezzi personali ed esponendosi costantemente in prima persona per la mancata disponibilità di adeguato numero di collaboratori. Perdurante omissione sarebbe quella che sulla scia della invocata “normalizzazione” continuasse a mantenere insufficiente l’apparato investigativo e repressivo palermitano, senza considerare che la stagione dei grandi processi deve considerarsi appena iniziata, mentre occorre sollecitamente già procedere ad un aggiornamento della mappa del potere e delle attività mafiose, essendo rimasto fermo il quadro conosciuto (e delineato nella sentenza ordinanza dell’8 novembre 1985) al primo biennio degli anni ‘80. Sul piano strettamente giudiziario è necessaria l’immediata istituzione a Palermo di una terza sezione di Corte d’Assise, poiché, delle due esistenti, una rimarrà impegnata sino alla metà del 1987

!!pagebreak!! nella celebrazione del primo maxiprocesso e presso l’altra è stata già fissata la celebrazione di altri gravissimi procedimenti concernenti anche la criminalità mafiosa, quale ad esempio quello per la strage di piazza Scaffa. Occorre pertanto un’altra sezione, da istituire, che si occupi del secondo poderoso stralcio del maxiprocesso, la cui sentenza istruttoria è in corso di deposito in questi giorni e concerne circa 100 imputati.  La necessità di celebrazione di detti procedimenti e le conseguenti misure di sicurezza da adottare distoglieranno altro rilevante numero di uomini e mezzi dall’attività repressiva ed investigativa, per cui ulteriori poderosi interventi in tale campo si rivelano indispensabili. Gli enti, le associazioni ed i comitati che si sono dati come finalità nobilissima quella della lotta alla criminalità mafiosa hanno il gravoso e meritorio compito di tenere ora come non mai desta l’attenzione dell’opinione pubblica sugli accennati problemi, affinché dietro il paravento della cosiddetta “normalizzazione” non si pervenga invece ad una frettolosa “smobilitazione” dell’apparato antimafia e coloro che, doverosamente e dolorosamente, hanno ritenuto in questa lotta di trovarsi in prima fila non vengano addirittura additati, come recentemente è avvenuto, alla pubblica esecrazione.

Articolo pubblicato sul n°1 Aprile 2000


Postato da: AltraSicilia a 07:47 | link | commenti (2) |

venerdì, 01 luglio 2005

 

Un nome per il centrosinistra siciliano, l'unica persona in grado di cambiare proponiamo:

Claudio Fava presidente della Regione Sicilia.

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lunedì, 27 giugno 2005

Appello per un campeggio antirazzista in Sicilia
15 giugno 2005
"La Sicilia è stata negli ultimi anni il luogo in cui, più di ogni altro in Italia, il governo ha perpetrato politiche e pratiche di violazione dei diritti umani fondamentali dei migranti appena arrivati sulle nostre coste, ma anche di quelli già presenti da anni sul territorio. Ormai la nostra isola è diventata un carcere a cielo aperto, frontiera fuori dallo stato di diritto, luogo da cui partono le deportazioni verso paesi come la Libia, in cui i migranti respinti dall'Italia hanno trovato la
morte". Inizia così un documento della Rete antirazzista siciliana, che poi elenca i tragici eventi degli ultimi mesi: la nave Cap Anamur ed i suoi 37 naufraghi deportati in un paese non loro, gli episodi consumati a Lampedusa nell'ottobre 2004 e nel marzo 2005, condannati, anche grazie ai video girati dalla RAS, dal Parlamento europeo e dalla Corte europea dei diritti dell'uomo; le continue violenze subite dai migranti detenuti all'interno dei Cpt e la recente apertura dei
cosiddetti 'Centri d'Identificazione', luoghi di detenzione per i richiedenti asilo, nuova categoria criminalizzata.
Per tutte queste ragioni la RAS, che ha eletto a principio fondamentale il fatto di "essere laddove le cose accadono" a fianco delle persone che subiscono abusi e violazioni, per denunciarli, informare e proporre che si contrappongono realmente alla violenza ed all'arroganza istituzionali chiede a tutte le realtà, i movimenti, le associazioni, i gruppi, i partiti, i singoli cittadini e cittadine di ritrovarsi insieme in Sicilia (preferibilmente automuniti), all'interno di un campeggio, che sia base logistica da cui spostarsi per essere immediatamente presenti laddove sarà necessario e che sia anche un momento di analisi, informazione ed incontro aperto al
territorio.
"L'emergenza è già cominciata e se è difficile garantire un'unità di crisi attiva per 4 mesi continuativi, ci sembra invece possibile organizzare la presenza di gruppi che garantiscano una copertura intanto per il periodo fra domenica 24 luglio e domenica 7 agosto", spiegano dalla Rete, che ha già individuato un luogo in prossimità del mare fra Licata e Palma di Montechiaro (in provincia di Agrigento) in un punto strategicamente importante, dove verranno garantiti i servizi fondamentali.
Per strutturare questa proposta in modo compiuto, gli antirazzisti siciliani hanno però bisogno di ricevere le adesioni (comprensive di previsioni numeriche), nel più breve tempo
possibile.
Per contatti: campeggioras@email.it, per adesioni: 3201788985 (Luca) ,per
informazioni logistiche: 3396455371(Giorgio).

Postato da: AltraSicilia a 11:29 | link | commenti |

lunedì, 30 maggio 2005

Povero totò, sembra si sia offeso per non essere stato invitato alla commemorazione del giudice Falcone...cosa si aspettava, con tutte le accuse che ha addosso e soprattutto dopo tutte le cose che ha detto a Falcone quado er vivo...ricordate la memorabile puntata di Smarcanda con Maurizio Costanzo e Michele Santoro?

Cuffaro non invitato a dibattito su Capaci

PALERMO - Il procuratore aggiunto di Palermo, Alfredo Morvillo, che è anche vicepresidente della Fondazione Falcone, in una nota ribadisce che il presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro non è stato invitato al dibattito in ricordo delle vittime della strage di Capaci, ma aggiunge che «come tutte le altre autorità, anche quest'anno il presidente della Regione ha ricevuto dalla Fondazione il programma delle manifestazioni».

«Alla domanda su come mai al dibattito organizzato dalla Fondazione Falcone su Sicurezza, solidarietà, sviluppo fosse stato invitato - continua la nota di Morvillo -, insieme al procuratore della Repubblica di Palermo e al vicepresidente di Confindustria, il presidente della Regione Campania e non il presidente della Regione Siciliana, ho risposto che chi è gravemente sospettato di vicinanza ad ambienti mafiosi, tanto da essere rinviato a giudizio per favoreggiamento aggravato, non può essere invitato a partecipare a un dibattito in ricordo di Giovanni Falcone».

Nei giorni scorsi il governatore Cuffaro aveva annunciato che non avrebbe potuto partecipare alla commemorazione delle vittime della strage di Capaci per «motivi strettamente familiari».


23 Maggio 2005


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venerdì, 15 aprile 2005

Cpt di Lampedusa sempre più sotto controllo. Anche L'UE ha "richiamato" il nostro governo...

La Corte Europea dei diritti umani ha inviato settimana scorsa una nota al governo italiano per invitarlo a fornire chiarimenti in merito ai merito ai respingimenti collettivi avvenuti da Lampedusa verso la Libia a partire dal 18 marzo scorso. La nota è arrivata a seguito del ricorso presentato dai legali di alcuni immigrati trattenuti nel Cpt di lampedusa.Il governo è stato inoltre invitato a fornire tutta la relativa documentazione entro e non oltre il 6 maggio del 2005.
La Corte Europea dei diritti umani, a seguito del ricorso presentato dai legali di alcuni immigrati trattenuti nei Cpt, ha inviato una nota al governo italiano per invitarlo a fornire chiarimenti in merito a:1) le procedure di identificazione personali adottate per ogni singolo ricorrente; 2) in caso di presentazione di richieste d'asilo, quali procedure siano state adottate e che esito abbiano avuto; 3) se siano in corso attualmente procedure di espulsione.

Il governo è stato inoltre invitato a fornire tutta la relativa documentazione entro e non oltre il 6 maggio del 2005.

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